Ricerca del lavoro: come fare l’analisi della propria carriera

Per costruire il personal branding occorre bisogna partire da sé stessi: analizzare i propri trascorsi, i punti di forza, quelli di debolezza, il mercato. Un attimo, questa roba è familiare, lo si fa con le aziende e si chiama analisi SWOT.

In un libro gratuito disponibile sul sito di Mida, Gian Piero Sciglio usa la matrice SWOT proprio per l’analisi della carriera. Propone anzitutto un concetto molto interessante: quello di impiegabilità. Per spiegarlo usa una citazione di Claudio Meyer, senior advisor di Egon Zehnder:

“Il vero problema non è avere un lavoro, ma essere appetibile sul mercato del lavoro. C’è gente che oggi lavora, ma non è impiegabile nel futuro”.

Ma come si passa dall’obiettivo “impiego” a quello di “impiegabilità”? Occorre prendere in considerazione due dimensioni: quella interna, che ha a che fare con la propria storia professionale e con i propri interessi, e quella esterna, che concerne il mercato del lavoro.

L’aspetto più delicato è “interno” e riguarda il networking. Tante persone hanno un bel network, ma interno all’azienda per la quale lavorano. Appena però sono fuori dall’azienda, quanto vale quel network? Questo nonostante il fatto che tutti sappiano che in Italia lo strumento principale per trovare lavoro sono le conoscenze! E qui LinkedIn diventa determinante.

Altro tasto dolente è quello della formazione, con gli skill riguardanti digital e social da una parte (altrove ho parlato di “digital fluency”) e l’inglese dall’altra a fare da padroni.

Sciglio parla poi di uno snodo della riflessione sul proprio posizionamento professionale; quello in cui le persone ragionano sulla propria storia professionale:

  1. individuare i principali “lavori” svolti, nella stessa azienda o in aziende diverse;
  2. riassumere le principali attività, responsabilità del periodo;
  3. focalizzare gli apprendimenti significativi di ciascuna fase;
  4. riscoprire i momenti di maggior soddisfazione, le cose che è stato proprio bello fare;
  5. pensare una metafora che sia una buona espressione di ciascun periodo.

Tutto questo per individuare il filo conduttore del proprio percorso in ottica occupabilità. Ma soprattutto contribuisce a comprendere quello che in gergo marketing si chiama USP: che cosa ti rende unico.

Un altro momento di riflessione è quello in cui si ragiona sulla propria employability, impiegabilità, grazie a tre domande-chiave:

  1. Da cosa dipende, per settore e per famiglia professionale, il valore sul mercato del lavoro?
  2. Come viene considerato, al momento, il valore sul mercato del lavoro, e perché?
  3. Negli ultimi tre anni, è diminuito o aumentato, e perché?

La risposta a queste domande, non facili, può farti capire se deve un campanello di allarme, se necessiti di ricollocarti, formarti o trovare il modo di renderti indispensabile per l’attuale datore di lavoro.

Finora ho parlato di dimensione interna. Per quanto riguarda la dimensione esterna, vale a dire il mercato del lavoro, le riflessioni vanno fatte settore per settore. In linea generale comunque le grandi aziende tendono a tagliare, le start-up (almeno quelle che superano il periodo neonatale) invece sono in espansione. Tanti lavori sono sacrificati sull’altare delle nuove tecnologie, ma Internet e la robotica produrranno certamente nuove opportunità.

Fatte queste considerazioni Sciglio propone la matrice SWOT della carriera:

La compilazione di questa matrice SWOT permette di tirare le somme sulla propria situazione professionale. Faccio un gioco: applico l’analisi SWOT al mio caso. Punto di forza interno: poliedricità nella creazione di contenuti; punto di debolezza interno: poca specializzazione; opportunità del contesto: sempre più aziende si stanno accorgendo di quanto siano fondamentali i contenuti e la formazione sulla comunicazione digitale; minacce dal contesto: alta competitività.

 

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